Ecobonus, l’occasione sprecata dal Comune di San Benedetto – di Maurizio Di Cosmo

Con l’incentivo del 110% di rimborsi fiscali da parte dello Stato, molti sambenedettesi hanno presentato le pratiche regolarizzative necessarie per l’avvio dei lavori di efficientamento energetico delle proprie abitazioni decisamente vantaggioso.
L’occasione dell’Ecobonus è ghiotta, per i singoli e per la comunità. Essa consentirà una necessaria ristrutturazione e riqualificazione di gran parte dello scadente patrimonio edilizio cittadino.
Determinerà grandi risparmi energetici per le famiglie e ridurrà il costo della bolletta energetica nazionale con evidenti benefici nella riduzione delle emissioni nocive in atmosfera e quindi, dell’inquinamento ambientale.Permetterà anche un miglioramento “estetico” degli edifici consentendo un complessivo beneficio architettonico per la città. Molti, cogliendo l’occasione, approfitteranno per realizzare altri interventi migliorativi, compreso il rinnovo dei mobili.  
Altro fattore importante che caratterizza l’Ecobonus sta nel rilancio del settore edilizio; settore, che com’è noto, è trainante per l’intera economia. Ad oggi, molti proprietari e condomini hanno difficoltà nella ricerca di imprese edili cui affidare l’incarico dei lavori perché le stesse imprese, decimate dalla grave crisi che perdura dal 2008, sono poche e quasi tutte già impegnate almeno per tutto il 2021 e parte del 2022. L’attuale domanda è soverchiante rispetto all’offerta di lavoro. Va da sé che l’annullamento delle 6 varianti edilizie destinate ad occupare le rimanenti aree libere di San Benedetto non avrebbe alcuna conseguenza negativa sui carichi di lavoro delle imprese e sui livelli occupazionali del settore.Questa occasione di “Rilancio” impone alle imprese – che tardano a puntare sulla qualità del lavoro,su  nuove professionalità e sull’abbandono di una competitività al ribasso condita in diversi casi da lavoro nero, sommerso, dequalificato e pericoloso (scarsa tutela della sicurezza) – un cambiamento di paradigma.E’ necessario per esse assumere una mentalità di alleanza (consorzi); capire che oltre al mercato esiste la responsabilità sociale dell’impresa; smettere di puntare tutto sulle nuove costruzioni che consumano suolo e, specializzarsi sulle ristrutturazioni/riqualificazioni e, in prospettiva, anche sulla rigenerazione urbana. Questa necessità è imposta anche dalle nuove scelte politiche dell’Europa e del Paese, incentrate sulla transizione ecologica e sull’innovazione tecnologica che inesorabilmente evocano e richiedono una nuova politica urbanistica all’insegna della tutela del suolo, del paesaggio e dell’atmosfera. Tutto ciò e molto condivisibile perché il fine ultimo sta nella difesa dell’ambiente e nella qualità della vita per tutti noi.Al netto dell’eccesso di burocrazia patologica, queste considerazioni dovrebbero essere presenti nelle scelte dell’Amministrazione di San Benedetto come nel resto dei comuni del Paese.Purtroppo, a tutt’oggi, ne riscontriamo l’assenza! Anzi, l’Amministrazione comunale invece di facilitare, favorire e coordinare l’Ecobonus, realizzando in primis uno sportello dedicato per i cittadini, ne sta ostacolando l’adozione, negando agli stessi qualsiasi servizio informativo e di sostegno e addirittura, bloccando o ritardando l’iter delle numerose pratiche (450 o 1200?) giacenti presso l’ufficio Urbanistico.  Un’Amministrazione avveduta coglierebbe questa occasione! Da un lato la positività di ciò sta proprio nel recupero della “bellezza del paesaggio urbano” decisivo per la vocazione turistica della ns. città. Dal lato della responsabilità politica, il Comune dovrebbe verificare, anche con le poche risorse disponibili, quali integrazioni potrebbe offrire alle ristrutturazioni private inerenti al singolo edificio (ad esempio: nuovi servizi, progettare con ENEL, TIM, CIIP e Società del Gas l’interramento dei cavi e la sistemazione della rete delle tubazioni, ecc.) o un intero isolato/quartiere, prevedendo e programmando una generale riqualificazione. E’ vero che oggi queste ultime non sono alla portata delle risorse comunali disponibili; tuttavia, anche riconoscendo la necessità di una riforma delle modalità di finanziamento dei comuni (da 50 anni purtroppo spinte a rilasciare concessioni edilizie e vendere suolo libero) va considerato che il Recovery Fund e la nuova programmazione dei Fondi Strutturali europei renderanno disponibili capitali pubblici all’altezza del compito che proponiamo, soprattutto per la riqualificazione urbana.Un’altra considerazione riguarda la gran parte delle case/palazzine di San Benedetto che è stata costruita negli anni ’60 e ’70, quando normative edilizie e controlli erano fumosi e le piccole variazioni interne agli appartamenti rispetto alle piante originali si facevano alla rinfusa. Oggi, sanare in comune quelle piccole difformità, che riguardano anche i condomini, ha subito un forte rincaro: da circa 500 a 1500 euro. L’Amministrazione, oltre a sveltire le pratiche giacenti, dovrebbe emanare misure per rendere meno oneroso sanare le piccole difformità edilizie, in virtù della presenza di una storica corresponsabilità amministrativo-politica condivisa con i piccoli proprietari dei vecchi edifici che oggettivamente, richiedono di essere ristrutturati e riqualificati.In conclusione, l’Ecobonus è da considerare come un elemento di un processo di profondo e più ampio cambiamento dell’intervento urbanistico – edilizio incentrato sulla ristrutturazione/riqualificazione/rigenerazione. Esso è parte di una politica Europea e nazionale (PNRR) che cambia il paradigma delle politiche, incentrandolo sulla tutela ambientale, sull’abbattimento del consumo delle risorse limitate (come il suolo, ecc.), su necessari nuovi stili di vita non più votati al consumo, ma alla cura.Il futuro sta qui, in nuovo modello di sviluppo sociale, ambientale, economico sostenibile. L’Amministrazione comunale e il sistema delle imprese se ne sono accorti?

Maurizio Di Cosmo
(Comitato Fermiamo il consumo di suolo)

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